Più controlli, prevenzione e un ruolo rafforzato degli ATC per tutelare le imprese agricole
L’emergenza cinghiali continua a rappresentare una seria criticità per l’agricoltura campana. Danni alle colture e ai terreni, perdite di produzione, costi crescenti per la prevenzione e rischi per la sicurezza degli operatori e della circolazione rendono necessario un intervento più efficace e coordinato.
È questo il tema al centro dell’intervento del presidente di Confagricoltura Campania Fabrizio Marzano, al convegno “Cinghiale & Dintorni, il mondo venatorio a difesa dell’agricoltura”, tenutosi questa mattina a Salerno. Un’occasione di confronto sul rapporto tra attività agricola, gestione della fauna selvatica e mondo venatorio.
Per Marzano, agricoltura e mondo venatorio non devono essere considerati realtà contrapposte. La gestione della fauna deve invece garantire un equilibrio tra tutela degli ecosistemi, attività produttive e sicurezza del territorio.
In questa prospettiva, gli Ambiti territoriali di caccia (ATC) devono assumere un ruolo più incisivo, diventando vere sedi territoriali di gestione faunistica e prevenzione dei danni, in stretto raccordo con Regione, parchi, enti locali, organizzazioni agricole e soggetti abilitati.
Confagricoltura Campania ritiene inoltre necessaria una riforma regionale della gestione faunistica, con una revisione del ruolo e delle competenze degli ATC, maggiore trasparenza nella gestione delle risorse e obiettivi misurabili sui risultati ottenuti.
Tra le priorità indicate figurano una mappatura aggiornata della presenza dei cinghiali e dei danni, il rafforzamento degli strumenti di prevenzione, piani di controllo e prelievo selettivo più tempestivi e procedure più semplici per l’accertamento e l’indennizzo dei danni.

Particolare attenzione viene posta anche sulla possibilità di sviluppare una filiera controllata della selvaggina, garantendo tracciabilità e sicurezza sanitaria e valorizzando le carni provenienti dalle attività di controllo.
L’obiettivo è superare la logica dell’emergenza e costruire un modello stabile di gestione del territorio, capace di tutelare fauna e ambiente senza scaricare sulle imprese agricole i costi della presenza della fauna selvatica. Un percorso che richiede collaborazione, programmazione e responsabilità condivise tra agricoltori, mondo venatorio e istituzioni.