L’8 marzo rappresenta un’occasione per riconoscere il contributo delle donne anche in un settore strategico come l’agricoltura. In Campania, dove la presenza di imprese femminili è tra le più alte d’Italia, le imprenditrici agricole costituiscono una risorsa fondamentale per lo sviluppo economico, sociale e ambientale dei territori.

Secondo le analisi del Centro Studi di Confagricoltura, la regione è la seconda in Italia per incidenza di imprese femminili attive, pari al 36,2%, e la terza per numero complessivo di aziende guidate da donne, con oltre 21mila realtà. Un dato che conferma il dinamismo delle imprenditrici soprattutto nelle aree rurali del Mezzogiorno, dove il loro contributo è decisivo per mantenere viva l’economia locale.

Se in passato la forza fisica richiesta dal lavoro nei campi aveva portato a una progressiva predominanza maschile, oggi lo scenario è profondamente cambiato. Lo sottolinea Lucia Rinaldi, presidente di Confagricoltura Donna Campania, che evidenzia la nuova fase che sta attraversando il settore agricolo, in cui innovazione, sostenibilità e nuove tecnologie diventano elementi centrali per lo sviluppo.

«Guardando alle origini della coltivazione della terra emerge una realtà spesso dimenticata: furono proprio le donne le prime osservatrici dei fenomeni naturali. Osservando i cicli della natura e sperimentando la semina, compresero per prime che dai semi potevano nascere nuove piante, dando avvio alla cura della terra e alla nascita dell’agricoltura», spiega Rinaldi.

Un legame storico che oggi si traduce anche in nuove forme di impresa agricola e in modelli produttivi innovativi. «Non è un caso – prosegue – che le donne siano spesso protagoniste di nuove esperienze imprenditoriali come agriturismi, fattorie didattiche e produzioni biologiche e sostenibili».

Non mancano però le criticità. La presidente di Confagricoltura Donna Campania evidenzia come persistano ancora ostacoli legati agli stereotipi culturali, alle difficoltà di accesso al credito e alle opportunità di formazione.

«Oggi più che mai l’agricoltura deve tornare al centro delle politiche di investimento e di sviluppo del Paese. Curare la terra con un approccio nuovo e innovativo significa non solo rafforzare la competitività a livello europeo, ma anche migliorare la qualità della vita e garantire un futuro sostenibile», sottolinea Rinaldi.

«Guardare al passato, alle origini della coltivazione e al ruolo delle donne – conclude – può diventare la chiave per costruire una nuova stagione dell’agricoltura, capace di unire tradizione, innovazione e benessere per le generazioni future»