Confagricoltura Campania tra i protagonisti della Tavola Rotonda “Impatto della Ricerca sulla Gestione del Suolo. Illusione o Realtà? Il Divario tra la Conoscenza Scientifica e l’Azione Concreta per la Tutela del Suolo”. Nell’ambito del 44° Congresso Nazionale SISS presso la Sala Cinese della Reggia di Portici, -al Dipartimento di Agraria, Università di Napoli Federico II-, il direttore Paolo Conte ha relazionato al dibattito multidisciplinare tra ricercatori, professionisti e responsabili delle politiche ambientali su come la ricerca accademica possa influenzare la gestione del suolo in contesti reali.
Il rappresentante di Confagricoltura Campania ha condiviso la posizione degli agricoltori, indicati come i primi gestori del suolo. “Oggi gli agricoltori chiedono che la ricerca e le politiche pubbliche colmino alcuni gap molto concreti, per rendere le conoscenze scientifiche davvero applicabili e convenienti in campo” ha spiegato il direttore, che ha argomentato sulla distanza tra ricerca scientifica e aziende, sulla scorta della recente approvazione della Direttiva europea sul monitoraggio del suolo.
Raggiungere suoli sani entro il 2050 è un passo importante, che Confagricoltura Campania condivide, ma con una impostazione più semplice e tesa a costruire un interfaccia tra mondo scientifico e agricoltori. La sostenibilità, inoltre, si adotta se è anche sostenibile economicamente. “Serve più ricerca comparativa, indipendente e pluriennale su cover crops, tecniche conservative, biostimolanti, gestione del carbonio” spiega.
Confagricoltura Campania sostiene che ogni risultato scientifico debba passare per tre fasi: sperimentazione controllata, test in aziende pilota, validazione su scala territoriale, con diverse tipologie di suoli e condizioni climatiche. Infatti sta lavorando con un modello ormai consolidato: aziende pilota, -dove portiamo le innovazioni prima del mercato-; fattorie dimostrative, che permettono ad altre aziende di vedere le tecniche applicate su scala reale; reti territoriali di sperimentazione, indispensabili per misurare le performance in climi e suoli diversi; progetti europei e internazionali con partner scientifici, industriali e istituzionali, -che ci garantiscono standard elevati e trasferibilità delle soluzioni; collaborazioni bilaterali tra Stati -che ci hanno già permesso di importare know-how di avanguardia in settori come irrigazione di precisione, gestione del rischio climatico e miglioramento genetico.
Il ruolo strategico della ricerca deve essere quello di ridurre il rischio, non solo aumentare le conoscenze. Per questo la federazione regionale immagina un sistema in cui ogni azione innovativa — dal satellite al sensore, dal genome editing al carbon farming — passi necessariamente per un percorso condiviso con la comunità scientifica e con imprese apripista. Un ecosistema in cui le aziende agricole non sono semplici beneficiarie della ricerca, ma co- produttrici di conoscenza. “È così che si costruisce la fiducia. È così che si accelera la diffusione dell’innovazione. Ed è così che possiamo contrastare davvero gli impatti del cambiamento climatico sui nostri territori” ha concluso.
