Il Rapporto di valutazione annuale 2026 del PSR Campania 2014–2022 restituisce un risultato finanziario significativo: al 31 dicembre 2025 il Programma ha raggiunto il 96% della capacità di spesa, con 2,295 miliardi di euro di pagamenti su 2,379 miliardi programmati. Un dato positivo che, secondo Confagricoltura Campania, non può tuttavia nascondere i ritardi accumulati, l’instabilità di alcune procedure, lo scarto tra erogazioni ed effettiva conclusione degli interventi, oltre ai risultati ancora insufficienti sul versante dell’innovazione e delle competenze.
«La capacità di spesa è un indicatore importante, ma non può essere l’unico parametro con cui valutare una politica agricola – sottolinea Confagricoltura Campania –. Occorre verificare quanto tempo passa tra la pubblicazione del bando e la concessione del sostegno, quanti progetti vengono effettivamente completati, quanti investimenti diventano operativi e quali risultati generano in termini di reddito, occupazione, competitività e sostenibilità».
Il documento rileva che, nel periodo 2016–2025, sono stati pubblicati 96 bandi. Diverse procedure sono state interessate da rettifiche, integrazioni, scorrimenti e ripetuti aggiornamenti delle graduatorie, in alcuni casi protratti per anni. Questa instabilità genera incertezza per le imprese, aumenta i costi tecnici e amministrativi, rende rapidamente superati i preventivi e può compromettere la sostenibilità finanziaria degli interventi.
«Un progetto è sostenibile se applicabile in tempi ragionevoli. La PAC 2028–2034 deve quindi prevedere un calendario pluriennale dei bandi, tempi massimi e verificabili per istruttorie, graduatorie e pagamenti, oltre a costi standard e massimali aggiornabili in relazione all’andamento dei prezzi».
Per Confagricoltura Campania, la prossima programmazione dovrà pertanto distinguere chiaramente tra risorse stanziate, impegni assunti, pagamenti intermedi, interventi conclusi, opere effettivamente operative e impatti reali sul territorio.
Le criticità procedurali alimentano anche il fenomeno di revoche e rinunce. Le imprese di trasformazione e commercializzazione registrano un’incidenza del 14,1%. Le cause principali risiedono nelle difficoltà di anticipare le risorse, coprire il cofinanziamento, accedere al credito e gestire l’aumento dei prezzi, oltre ai ritardi autorizzativi, ai problemi di cantierabilità e alla distanza temporale tra domanda e concessione. La prossima programmazione dovrà quindi integrare contributi, anticipazioni, garanzie, fondi rotativi, credito e accompagnamento tecnico.
Particolarmente critica è anche la situazione dell’innovazione, della cooperazione e della formazione. Quest’ultima ha superato l’obiettivo quantitativo, con 13.806 partecipanti rispetto a un target di 11.107, ma circa l’82% dei corsi si è concentrato su adempimenti obbligatori, in particolare primo insediamento e abilitazione all’utilizzo dei prodotti fitosanitari.
«Non è sufficiente aumentare il numero dei partecipanti se la formazione rimane prevalentemente certificativa. Occorre costruire un sistema continuo di competenze su gestione economica, innovazione tecnologica, agricoltura di precisione, risparmio idrico, cambiamenti climatici, commercializzazione, organizzazione di filiera e multifunzionalità».
Confagricoltura Campania valuta positivamente l’attivazione degli interventi per la consulenza, i servizi di back office e il coordinamento dell’AKIS, ma chiede che il nuovo sistema regionale della conoscenza e dell’innovazione sia strutturato sui fabbisogni effettivi delle imprese, evitando format precostituiti e slegati dalle esigenze produttive e territoriali.
Accanto ai punti critici, il Rapporto mette in luce traguardi importanti da consolidare. Sono stati sostenuti 2.265 giovani; la diversificazione ha raggiunto 430 interventi (per l’81% localizzati nelle aree rurali C e D); i finanziamenti hanno migliorato produttività e trasformazione. Nelle aree SNAI sono stati concessi oltre 671 milioni di euro attraverso misure strutturali e interventi a superficie e a capo.
«Investimenti, giovani, multifunzionalità e aree interne devono rimanere pilastri della PAC 2028–2034. Per la multifunzionalità chiediamo un Programma regionale unitario, riconoscibile e misurabile, dotato di risorse e governance dedicate, accompagnato da un quadro normativo e regolatorio aggiornato, chiaro e uniforme».
Particolare attenzione deve essere riservata alla gestione del rischio e alla sicurezza idrica. Le azioni realizzate hanno ridotto i consumi irrigui del 24%, ma hanno interessato soltanto il 3% dei terreni irrigui regionali. Le misure di prevenzione hanno dato frutti positivi per le aziende coinvolte, ma restano limitate rispetto alla crescente esposizione a siccità, alluvioni, incendi e altri eventi estremi.
Confagricoltura Campania propone pertanto un piano regionale per la sicurezza idrica agricola — comprensivo di reti, invasi, bacini aziendali, riuso, irrigazione di precisione e monitoraggio della salinità delle acque — affiancato da un sistema permanente di prevenzione e gestione dei rischi climatici.
«I dati acquisiti ci consentono di tracciare la rotta: meno incertezza procedurale, tempi più brevi, maggiore integrazione tra contributi e credito, formazione realmente professionalizzante e una valutazione fondata sugli investimenti conclusi e sugli impatti effettivi. È su queste priorità che Confagricoltura Campania intende contribuire al confronto regionale sulla PAC 2028–2034».