Con una delibera di Giunta regionale approvata lo scorso 29 gennaio, la Regione Campania ha adottato il Piano regionale di bonifica, comprensivo dell’aggiornamento annuale delle banche dati. Il documento fotografa una situazione ambientale ancora fortemente critica: sono 229 i terreni agricoli censiti che risultano inibiti alla produzione agroalimentare e silvopastorale.
Le particelle interessate, che si estendono per centinaia di ettari, ricadono prevalentemente nelle province di Napoli e Caserta. In particolare, la banca dati regionale indica 27 terreni nella provincia di Napoli e 202 in quella di Caserta per i quali è stato disposto il divieto di utilizzo produttivo.
Il Piano è stato redatto dal Gruppo Tecnico Permanente, che ha rilevato la presenza di numerose sostanze contaminanti, tra cui rame, zinco, piombo, diossine, antimonio e altre componenti pericolose. Le schede tecniche allegate riportano, per ciascun sito, i comuni interessati, le indagini geomagnetometriche effettuate, le eventuali colture presenti, la presenza di rifiuti, oltre ai parametri critici del suolo e alle prescrizioni da adottare.
Le pesanti criticità ambientali del territorio regionale, già emerse anche nel Dossier Vadalà nell’ambito della ricerca promossa dal Commissario di Governo, sono al centro dell’agenda politica di Confagricoltura Campania, che ha espresso la propria posizione attraverso il presidente Fabrizio Marzano.
La federazione ha ribadito il proprio impegno a tutelare l’ambiente e a salvaguardare l’attività delle aziende agricole che operano nei territori colpiti. Un’azione che non si limita alla vigilanza e al monitoraggio delle attività, ma che punta anche a sovrintendere ai lavori di messa in sicurezza e bonifica.
In questo quadro, Confagricoltura Campania ha preso parte alla Conferenza permanente regionale presso la Prefettura di Napoli, convocata d’intesa con il Prefetto di Caserta, nell’ambito del processo di attuazione della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) del 30 gennaio 2025. All’incontro hanno partecipato rappresentanti delle forze dell’ordine, associazioni, università e organizzazioni professionali, chiamati a definire misure sistemiche per affrontare l’inquinamento nella Terra dei Fuochi, delineare una strategia dei controlli e avviare un percorso di rigenerazione del territorio che tenga insieme ambiente, salute e lavoro.