Arrivano i nuovi indicatori che classificano i comuni montani introdotti dalla Legge Calderoli, per modernizzare la classificazione in vigore e superare i vecchi criteri, riducendo il numero di enti riconosciuti da oltre 4000 a circa 2800, attraverso parametri che combinano altitudine (almeno 25% del territorio sopra 600m), pendenza (almeno 30% con >20% di dislivello) e criteri di inclusione per aree interconnesse. Secondo il primo elenco pubblicato dal Ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie, elaborato sulla scorta dell’istruttoria tecnica realizzata dalla struttura dipartimentale e sei esperti designati dalla Conferenza unificata, i nuovi Comuni Montani (2.844) hanno una popolazione residente di 7,8 milioni di abitanti, pari al 13,2% della popolazione nazionale.

Nonostante il carattere provvisorio e non ancora definitivo della nuova mappa- , su cui si attende il decreto attuativo in fase di negoziazione in queste ore-, la riclassificazione sta già suscitando preoccupazioni e malumori. In Campania il nuovo elenco regionale potrebbe prevedere un taglio di 122 comuni.

Una penalizzazione su cui è pronta a pronunciarsi Confagricoltura Campania, che in queste ore esprime grande preoccupazione sulle conseguenze che la riclassificazione in corso potrebbe generare sull’intero territorio regionale. La federazione guidata da Fabrizio Marzano teme per un indebolimento dei fondi per la forestazione con una riduzione dei trasferimenti regionali e nazionali per la manutenzione del territorio; per gli incentivi fiscali individuati dalla Legge per la Montagna, per medici e insegnanti che perderebbero i punteggi aggiuntivi o i bonus economici, accelerando lo spopolamento dei piccoli centri; e per le ricadute a cascata sulle Comunità Montane, destinate a ridimensionamento.

Pertanto, Confagricoltura Campania indica come necessaria l’applicazione di correttivi ai parametri adottati, quindi un rinvio dell’applicazione della legge, per consentire non solo una revisione dei criteri fisici e geografici, e per promuovere un confronto tra tutta la filiera istituzionale e associativa, ma anche per introdurre tra gli elementi la distanza dai servizi e lo spopolamento.