La superficie agricola biologica in Italia supera i 2,5 milioni di ettari (+2,4% sul 2023) rappresentando il 20,2% della SAU nazionale, una crescita che accorcia le distanze al traguardo del 25% fissato dalle strategie UE Farm to Fork e Biodiversità per il 2030. Il dato divulgato da Ismea e rivelato dal Rapporto Bio in Cifre 2025, definisce le dimensioni economiche del settore dell’agricoltura biologica in Italia e sancisce il protagonismo della Campania (insieme alla Valle d’Aosta, Provincia autonoma di Bolzano e Liguria) sull’incremento della Sau Bio.
L’analisi rivela non solo il ruolo determinante della Campania, che nel 2024 è stata tra le artefici dell’incremento più significativo della categoria dei prati e pascoli (60 mila ettari in più pari alla crescita dell’8,2%) ma anche il progressivo aumento degli operatori, con la nascita di 2.088 aziende agricole bio, che registrano un incremento del 30,7% rispetto all’anno precedente. A questo si aggiunge una crescita del 45,8% degli ettari coltivati, 47 mila, dove però l’incremento delle superfici appare variegato dal punto di vista delle tipologie colturali.
La fotografia scattata dai dati licenziati dal Rapporto dice che la Campania raggiunge la soglia del 25%, e si evolve nel comparto nel rispetto delle strategie europee Farm to Fork e Biodiversità per il 2030. Il dossier rivela la presenza di 8.882 aziende biologiche su territorio regionale. Al 2024 gli operatori, ovvero i produttori, preparatori e importatori, sono 9.556. L’incidenza in percentuale della Sau bio 2024 sulla Sau totale 2020 è del 29,8%. Qui le principali colture regionali sono: cereali, colture proteiche, leguminose, da granella, piante da radice, colture industriali, colture foraggere, ortaggi, frutta, frutta a guscio, agrumi, vite, olivo, prati e pascoli (escluso il pascolo magro), pascolo magro, e terreno a riposo. Spiccano i prati e i pascoli (52,8%); la frutta a guscio (49,1%); il pascolo magro (34,3%) e le colture proteiche e leguminose (26%).