Dal recente Rapporto Crea “Terreni agricoli: mercato fondiario e degli affitti in Italia nel 2024” emerge che i prezzi battono l’inflazione ma 1,5 milioni di ettari restano incolti. Al netto del dossier generale costruito dai ricercatori del Crea Politiche e Bioeconomia, il quadro campano è oggetto di riflessione di Confagricoltura Campania, da tempo impegnata in un’azione di valorizzazione delle aziende, quindi dell’intero territorio. La fotografia scattata sui terreni agricoli arricchisce il dibattito interno, concentrato in questa fase sulla capacità di innestare innovazione nelle aziende già consolidate, incentivare la nascita di nuove e promuovere una vera stagione di incentivi in favore delle imprese per rafforzarne la competitività sui mercati.

Dai dati dell’ultimo censimento agricolo emerge che, nel complesso, il 44,9% delle aziende appartiene alla classe di SAU inferiore ai 2 ettari (60% nel 2010), mentre appena l’1,5% si colloca nella classe di superficie con oltre 50 ettari (0,6% nel 2010). Su scala nazionale, i valori esposti sono pari, rispettivamente, al 39,8% e al 4,5%. Si popola di circa sei punti percentuali la classe tra 5 e 9,99 ettari, passando dal 9,5% delle aziende nel 2010 al 14,8% nel 2020; anche per il dato nazionale è evidente un incremento del numero di aziende in questa classe di SAU (da 11,5% a 14,1%).

In sintesi, nonostante la SAU media dell’azienda campana sia in crescita, resta comunque molto più bassa rispetto alla SAU media nazionale. Inoltre, più della metà delle aziende campane appartiene alla classe di dimensione economica non superiore ai 4.000 euro. Si evidenzia, dunque, una debolezza “sistemica” che si traduce in uno svantaggio competitivo talvolta conseguente dalle condizioni di contesto infrastrutturale e della logistica, oppure determinato dalla debole capacità organizzativa ed aggregativa.

Alle caratteristiche strutturali, si aggiungono altri fenomeni come la difficoltà di accesso al credito, e su questo e altri aspetti, la federazione regionale guidata da Fabrizio Marzano traguarda da tempo la necessità di superare della frammentarietà che connota le microaziende campane, e conferma l’impegno a garantire l’accesso al credito, in un’ottica di crescita e di sviluppo sostenibile.

A livello regionale, i prezzi medi dei terreni destinati alla coltivazione dei seminativi irrigui sono interessati da un aumento dello 0,5% %. In aumento le quotazioni per i terreni destinati a vivai ed ortofloricole (+2,6%), a frutteti (+3,0%) e ad oliveti (+3,9%). Per i terreni destinati ai vigneti DOC si rileva una crescita significativa del 5,4%, che conferma la ripresa già evidenziata nel 2023. In crescita anche le quotazioni dei terreni destinati ad agrumeti (+2,5%).

Dai dati Banca d’Italia emergono però alcuni segnali positivi: in Campania, nel 2024, sono stati erogati prestiti oltre l’anno per 74,8 milioni di euro, destinati al settore agricolo. Il dato evidenzia un aumento del 8,7% rispetto al 2023, incremento ancor più significativa, se si considera che, nel biennio 2020-21, si era registrato una diminuzione del 26%.

In generale, si rileva una diminuzione dei valori fondiari dei terreni marginali, più difficili da gestire e, dunque, meno collocabili sul mercato. Per contro, l’incremento dei prezzi dei fattori di consumo ha provocato un aumento delle quotazioni dei terreni ubicati in pianura per i quali si registra comunque un significativo aumento della domanda.